Il nuovo gioco Capcom punta sull’IA: perché Pragmata inquieta già prima dell’uscita - Nel-web.it
Il nuovo progetto di Capcom non punta solo su azione e spettacolo ma prova a entrare in un territorio più ambiguo, dove l’intelligenza artificiale non è un semplice strumento ma qualcosa che altera ciò che vediamo e il modo in cui lo percepiamo.
Dopo anni di successi con Resident Evil, Monster Hunter e Street Fighter, Capcom si muove verso qualcosa di meno prevedibile con Pragmata, un titolo che mescola fantascienza, azione e una sensazione costante di disagio. Non è il classico salto verso un nuovo franchise, perché dentro si riconoscono elementi già visti, ma messi insieme in modo diverso, meno rassicurante.
Un sistema di gioco che costringe a pensare mentre si combatte
Alla base c’è una scelta precisa: non si gioca con un solo personaggio. Da una parte c’è Hugh, che affronta direttamente i nemici, dall’altra Diana, un androide che interviene attraverso l’hacking. Per colpire davvero i robot non basta sparare, bisogna prima indebolirli entrando nei loro sistemi, mentre intorno tutto continua a muoversi. Questo crea una tensione costante, perché non esiste un momento sicuro in cui fermarsi a ragionare. Si è sempre esposti, sempre sotto pressione.
Robot che mettono a disagio senza spiegarti perché
I nemici sono uno degli aspetti più particolari. Non hanno l’aspetto pulito e funzionale che ci si aspetterebbe da delle macchine. Si muovono in modo innaturale, a volte sembrano quasi imitare il corpo umano ma con qualcosa che non torna. Alcuni si piegano in modo strano, altri restano immobili finché non si avvicinano, altri ancora cambiano improvvisamente comportamento. C’è un senso di instabilità che non viene mai spiegato fino in fondo.
È qui che entra il tema dell’intelligenza artificiale: l’idea è che questi robot non siano stati progettati da esseri umani, ma generati da un sistema che segue logiche diverse. E quindi il risultato è qualcosa che funziona, ma non come ci aspetteremmo.
Un mondo familiare ma sempre fuori posto
Lo stesso effetto si ritrova negli ambienti. Durante la prova del gioco, alcune aree ricordano città reali, come una versione di New York, con luci, insegne e spazi riconoscibili. Però c’è sempre qualcosa che stona: proporzioni leggermente sbagliate, elementi fuori scala, dettagli che sembrano inseriti nel posto sbagliato.
Non è un errore tecnico, è una scelta. Gli sviluppatori hanno cercato di ricreare quella sensazione che si prova guardando contenuti generati da IA, dove tutto sembra corretto a prima vista ma poi, osservando meglio, qualcosa non convince.
Un’eredità Capcom che si sente, anche se cambia forma
Chi conosce i titoli Capcom riconosce comunque alcune basi solide. Il modo di gestire gli scontri, la tensione durante il combattimento, il rapporto con i nemici ricordano Resident Evil, anche se qui il contesto è completamente diverso. Non è un horror puro, ma alcune sensazioni sono simili, soprattutto quando ci si trova circondati senza avere il controllo totale della situazione.
È un equilibrio strano, tra azione e inquietudine, tra qualcosa di già visto e qualcosa che resta difficile da definire. Ed è probabilmente proprio questo a rendere Pragmata interessante: non tanto quello che mostra, ma il modo in cui lo fa percepire.
