Con Google Wave è facile collaborare, organizzare e produrre

Non è semplice spiegare in poche righe Google Wave. Intanto posso dire cosa non è.

Sicuramente non è una semplice chat. E non è neppure un social network. E’ una fusione di questi. E di più.

Anche provandolo si notano delle perplessità, si fatica almeno all’inizio ad entrarci. E’ ancora in fase preview, neppure Alpha, ci sono molte cose da sistemare, ma è il concetto di fondo ad essere geniale.

Come funziona Google Wave

Come detto, non è una chat, e neppure un social network. E’ uno strumento di condivisione, ma soprattutto di collaborazione e revisione. Ogni attività all’interno del sistema si chiama Wave, onda in inglese. Il nome fa capire immediatamente che ogni dato che circola è un flusso, a cui siamo chiamati a partecipare. Il wave può essere qualunque cosa, una mappa, un testo, del codice di programmazione, una foto, un filmato. Si crea il Wave, si aggiungono i partecipanti e si inizia la sessione di lavoro compartecipativo.

Al singolo wave come detto si può replicare sia pubblicamente con i partecipanti, sia in modo privato con l’autore del post. E’ inoltre possibile editare un post creato da un altro partecipante. A quel punto gli avatar sul post saranno tanti quanti gli editori che hanno partecipato alla modifica del singolo post.

Ogni singolo post inoltre può essere copiato e diventare il post primario di un nuovo wave. Questa funzione mi sembra molto utile, sopratutto per far “pulizia” quando uno wave con molti partecipanti diventa eccessivamente carico di nozioni, si riparte da zero con uno wave pulito e perfettamente revisionato.

A chi può servire Google Wave?

Ecco il nocciolo della questione. Come dice Markingegno Google Wave è stato reputato, fin dal primo video in anteprima, un modo completamente nuovo di comunicare. Talmente nuovo da permettere in futuro di abbandonare anche il concetto di replica, inoltra e compagnia che da sempre ci accompagnano nella comunicazione via posta elettronica. Dico è stato reputato perché attualmente la versione è solo un concentrato di potenzialità inespresse e che necessita di molte migliorie. Ma in fondo è solo una preview, non siamo neppure in fase alpha e già abbiamo l’acquolina in bocca.

Cosa si potrà fare quindi “in futuro” con Google Wave?

Di cose in ballo ce ne sono molte, le potenzialità di Google Wave sono praticamente infinite. Una volta compreso il concept infatti, gestire i flussi di lavoro sarà semplice, ma sopratutto veloce. Dico potenzialmente perché ancora gli utenti sono limitati. Non è possibile iscriversi pubblicamente ma solo tramite invito privato. E il sistema in generale mostra spesso la sua natura “primitiva”. Mancano infatti molte funzioni essenziali, non è possibile fare upload di file in modo veloce e tutto risulta abbastanza lento quando i partecipanti sono molti. Senza dubbio però potenzialmente uno strumento utilissimo e dall’ avvenire certo.

Per chi vuole aggiungermi, il mio profilo Wave è massimiliano.mnc@googlewave.com

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Articolo scritto da Massimiliano Mancini. Mi occupo di Web Marketing, divulgazione, posizionamento sui motori di ricerca e molto altro. Vuoi sapere qualcosa su di me? Clicca qui.
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Commenti

Ciao Massimiliano, anche io ho provato Wave e ne ho parlato su nuZz, ora ti aggiungo al mio wave. ;)

[...] 2 delle principali problematiche che rendono praticamente inutile Google Wave (brevemente recensito qui) sono il fatto che un nuovo Wave non viene notificato e che non è possibile sapere (a meno di non [...]

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